Domande Frequenti

Fotovoltaico

Un impianto fotovoltaico è un impianto per la produzione di energia elettrica: l’energia solare che incide sulla superficie terrestre viene trasformata direttamente in energia elettrica. Come? Sfruttando le proprietà del silicio, un elemento semiconduttore molto usato in tutti i dispositivi elettronici.

L’elemento base dell’impianto è la cella fotovoltaica. Le celle fotovoltaiche collegate tra loro formano un modulo o pannello fotovoltaico. Queste trasformano la luce solare direttamente in energia elettrica che viene raccolta e convogliata verso l’inverter, per essere trasformata da continua ad alternata.

I pannelli fotovoltaici sono di solito garantiti per 25 anni con una produttività in recessione dell’80-85%, rispetto a quella garantita al momento dell’installazione.

In seguito ai 25 anni, c’è un periodo di autonomia di ancora 10 anni con rendimenti pari al 60-80%.

In media per realizzare 1 kW di impianto fotovoltaico occorrono almeno 8 metri quadrati.

L’installazione dei moduli fotovoltaici può essere fatta:

  • sopra il tetto (i pannelli solari sono fissati con un telaio);
  • integrato nel tetto (i pannelli solari sono integrati nel tetto stesso);
  • sulla facciata;
  • montati a terra, nel terrazzo o nel balcone.

Durante il sopralluogo, il progettista verifica il luogo più adatto all’installazione, considerando lo spazio necessario, la corretta esposizione (a sud) e l’inclinazione della superficie dei moduli (30-35° gradi).

I principali vantaggi degli impianti fotovoltaici sono:

  • detrazioni fiscali per l’acquisto;
  • risparmio in bolletta. L’energia non viene prelevata dalla Rete, ma è utilizzata quella prodotta dall’impianto fotovoltaico;
  • scambio sul posto: è il meccanismo che permette di valorizzare economicamente l’energia prodotta dall’impianto fotovoltaico e non immediatamente consumata;
  • assenza di qualsiasi tipo d’emissione inquinante. Il sole è una fonte inesauribile e pulita di energia;
  • durata pari a 25 anni;
  • brevi tempi di recupero del capitale investito (da 7 a 10 anni a seconda della zona geografica in cui viene installato l’impianto).

La potenza dell’impianto fotovoltaico non dipende né dal numero di persone né dalle dimensioni dell’abitazione, ma dai Kwh consumati in un anno. Questo dato (si trova sulle bollette del gestore di energia) rappresenta il punto di partenza per un corretto dimensionamento dell’impianto.

  • Moduli fotovoltaici: costituiscono l’elemento principale dell’impianto.
    Più moduli formano un pannello, un insieme di pannelli una stringa, più stringhe il generatore fotovoltaico.
  • Inverter: un dispositivo elettronico che consente la conversione da corrente continua a corrente alternata con una frequenza di 50 Hz.
  • Strutture di sostegno dei moduli: sorreggono i moduli e provvedono al loro orientamento, dando un’inclinazione rispetto al piano orizzontale.
  • Sistema di controllo e misuratori di energia: consente di tenere sotto controllo il funzionamento e la produzione dell’impianto.

Non c’è una risposta univoca. Le dimensioni dipendono dal tipo di pannello usato, dalla tecnologia utilizzata (silicio mono/policristallino, film sottile, amorfo eccetera), dalla potenza generata da ogni pannello fotovoltaico.

Ad esempio, se realizziamo un impianto con potenza nominale pari a 1 kWp (un chilowatt di picco) con moduli fotovoltaici in silicio monocristallino o policristallino occuperà circa 8 metri quadrati; se utilizziamo moduli in silicio amorfo, l’impianto occuperà, invece, circa 20 metri quadrati.

Nella progettazione dell’impianto fotovoltaico, bisogna tener conto dell’orientamento che consente un maggiore irraggiamento solare durante l’intera giornata, in modo da avere la massima produzione d’energia possibile.

I pannelli fotovoltaici sono più produttivi quando i raggi del sole sono perpendicolari alle loro superfici, pertanto l’orientamento sicuramente migliore è di circa 30 gradi verso sud.

Qualora non fosse possibile l’installazione in direzione sud si può variare leggermente l’orientamento dei pannelli; fino a un massimo di 45° (sud-est e sud-ovest), la produzione annua subisce una riduzione abbastanza contenuta (1-3%).

Il corretto dimensionamento dell’impianto fotovoltaico rispetto ai consumi è il primo elemento che consente un risparmio energetico e, quindi, economico.
Altro elemento è l’autoconsumo istantaneo che permette di autoprodurre l’energia che si andrà a consumare, senza immetterla prima in rete per poi prelevarla di nuovo.
Per sfruttare al massimo l’autoconsumo in sito è necessario far funzionare gli apparecchi elettrici di casa nei momenti di produzione dell’impianto, ovvero durante le ore diurne, ore di maggiore irraggiamento.
In alternativa sarà utile utilizzare un sistema di accumulo con batterie. Questo è il punto successivo per accumulare di giorno parte dell’energia prodotta e consumarla la sera/notte.

No. Non c’è una relazione diretta fra la potenza dell’impianto e il contratto di fornitura dell’energia elettrica. Il dimensionamento dell’impianto va calcolato sulla base dai Kwh consumati in un anno.

Per mantenere alte efficienza e produttività dell’impianto è consigliabile prevedere una manutenzione ordinaria e la pulizia dei pannelli solari circa ogni due anni.

I pannelli fotovoltaici, prima della messa sul mercato, vengono sottoposti a numerosi test, uno dei quali è proprio quello sulla resistenza alla grandine di grosse dimensioni, circa 2,5 cm di diametro.

Solo in seguito al superamento di tale test, il pannello fotovoltaico è garantito, ottiene la certificazione e può essere commercializzato.

No, in caso di black out, dovuto all’interruzione dell’energia elettrica da parte del gestore elettrico, la corrente generata dal vostro impianto fotovoltaico non potrà essere utilizzata.

Per ovviare al rischio di black-out esistono diversi prodotti muniti di batteria che consentono di alimentare gli aperecchi elettrici.

Sì, i moduli fotovoltaici sono in grado di catturare ogni piccola radiazione solare e convertirla in energia fruibile per alimentare un’unità abitativa, a patto di seguire le semplici regole di installazione, inclinazione e orientamento dei pannelli.

Sì. I pannelli fotovoltaici hanno un’ottima resa anche a temperature rigide e sono testati per climi freddi e caldi.

L’impianto fotovoltaico è progettato per avere la massima integrazione con i tradizionali impianti elettrici e l’interazione tra i due non comporta modifiche sostanziali.

Per poter trasformare la corrente elettrica continua prodotta dall’impianto fotovoltaico in corrente alternata sarà necessaria l’installazione di un inverter.

Per ovviare al rischio di black-out esistono diversi prodotti muniti di batteria che consentono di alimentare gli apparecchi elettrici.

Esistono 4 tipi di pannelli:
– Pannelli fotovoltaici monocristallini: costituiti da celle omogenee di silicio, tagliate da lingotti estratti in natura.
– Pannelli fotovoltaici policristallini: generati dagli scarti del taglio dei lingotti monocristallini.
– Pannelli fotovoltaici in Film Sottile: costruiti con strati sottili di silicio, richiedono più spazio per l’installazione
– Pannelli in silicio amorfo: costituiti da una lastra trasparente di silicio amorfo (privo di struttura) trattato chimicamente per aumentare la conducibilità, richiedono più spazio per l’installazione.

L’installazione di un sistema fotovoltaico risulta potenzialmente pericolosa. Si raccomanda l’installazione da personale specializzato e qualificato. È previsto, inoltre, che l’ azienda sia autorizzata a operare con le Fer. Tale abilitazione è riportata sulla visura camerale.

All’interno del contratto di manutenzione è prevista una polizza che garantisce il funzionamento dell’impianto con rimborso del mancato guadagno sulla produzione elettrica (controllo in remoto h 24, 365 gg/anno).
Questa si affianca alla copertura assicurativa richiesta per responsabilità civile terzi e danni diretti e indiretti causati da eventi calamitosi esterni.

Il Gse ha pubblicato le istruzioni per lo smaltimento dei pannelli fotovoltaici.
Rifiuti provenienti da impianti fotovoltaici con potenza inferiore ai 10kWp: devono essere conferiti ai Centri di Raccolta. Lo smaltimento è per i proprietari di tali impianti gratuito.
Rifiuti provenienti da impianti fotovoltaici con potenza superiore ai 10kWp: devono essere conferiti a un impianto di trattamento autorizzato identificato dalla normativa.

Pompa Di Calore

La pompa di calore è una macchina in grado di trasferire l’energia presente in natura negli ambienti interni, impegnandola per la produzione di acqua calda sanitaria nonché per il riscaldamento-raffreddamento.

Il funzionamento delle pompe di calore è uguale a quello di un frigorifero: viene assorbita energia dalla terra, dall’aria, dall’acqua e trasferita negli ambienti sotto forma di calore.

Grazie all’ampia varietà di applicazioni, le pompe di calore sono idonee a tutte le tipologie di utenze e permettono di soddisfare il fabbisogno energico e termico con notevoli vantaggi, sia ambientali che economici.

Il costo di un impianto con pompa di calore varia in funzione della potenza richiesta, delle dimensioni della casa e del livello di isolamento.

La pompa di calore è un sistema di riscaldamento davvero flessibile. Non richiede requisiti particolari per l’installazione, ma è in grado di adattarsi di volta in volta alle singole esigenze.

Si può adottare sia per le nuove costruzioni che per le ristrutturazioni. Inoltre, potrebbe rappresentare un’alternativa al classico sistema centralizzato condominiale.

Il mercato offre varie tipologie di pompe di calore. Per sfruttarne tutte le potenzialità e per raggiungere il massimo risparmio energetico ed economico, è necessario scegliere il modello più idoneo alle proprie esigenze tenendo conto dei seguenti fattori:

  • caratteristiche climatiche del luogo dove deve essere installata la Pdc;
  • tipo di involucro e livello di isolamento;
  • dimensioni dell’abitazione;
  • tipo di sorgente che verrà sfruttata dalla pompa di calore (aria esterna, acqua di falda, terreno).

Sì. L’unica condizione richiesta è che vi sia lo spazio per le perforazioni e, quindi, che la macchina trivellatrice possa accedere al sito.

I sensori geotermici possono essere posati in qualsiasi terreno.

Sì. La pompa di calore si adatta bene sia a un riscaldamento a termosifoni che a pavimento.

Nel caso in cui si mantengano i termosifoni sarà sufficiente dimensionare il sistema preesistente per acqua a bassa temperatura.

Sì, garantisce la completa autonomia senza integrazioni con gas o gasolio.

Associare un impianto fotovoltaico a una pompa di calore consente di produrre l’energia elettrica che servirà ad alimentare la pompa di calore. Rappresenta, pertanto, una soluzione ideale che può rendere autosufficienti.

L’integrazione con il solare termico andrebbe valutata caso per caso. In genere non comporta un notevole risparmio poiché già la Pdc consente la produzione di acqua calda a un costo molto basso.

Sì. È possibile scaldare la piscina sia con un impianto dedicato, sia utilizzare quello a servizio dell’abitazione (nei periodi in cui la Pdc non viene utilizzata per il riscaldamento/raffrescamento degli ambienti interni).

Micro-cogenerazione

La cogenerazione con potenza inferiore a 50 kW è detta micro-cogenerazione. Di solito, viene effettuata tramite motori alternativi (a combustione interna, microturbine a gas o motori a ciclo Stirling).
La micro-cogenerazione è diretta principalmente alla produzione di calore e, poi, alla produzione di energia elettrica.

In genere, la micro-cogenerazione si usa nei luoghi dove è richiesta sia elettricità che calore. Pertanto, il suo impiego può essere molto vasto, comprendendo l’ambito aziendale che quello domestico.

Un impianto di micro-cogenerazione si compone principalmente di tre sottosistemi:

  1. un motore a scoppio, alimentato a carburante, che produce energia meccanica, utilizzando la combustione interna;
  2. un generatore elettrico, che produce energia elettrica grazie all’energia meccanica fornita dal motore a scoppio;
  3. un impianto di recupero dell’energia termica del motore a scoppio: crea energia termica attraverso i residui di energia negli scarichi del motore a scoppio.

Gli impianti di microcogenerazione moderni sono caratterizzati da funzionamento silenzioso (particolarmente importante per l’uso domestico) e da manutenzione ridotta.

Di solito si utilizza gas metano, ma possono trovare il loro impiego anche oli vegetali e biogas.

Con la micro-cogenerazione l’energia viene consumata nello stesso luogo dove essa viene prodotta, senza dispersioni nel trasporto, massimizzando quindi l’efficienza e minimizzando le perdite energetiche e di conseguenza economiche.

La micro-cogenerazione offre:

  • maggiore efficienza energetica;
  • minore consumo combustibile;
  • minore inquinamento atmosferico;
  • risparmio economico sulle bollette di luce e gas.

Consulenza Casa

La certificazione energetica è richiesta nei seguenti casi (aggiornamento ottobre 2014):

  • compravendita: trasferimenti a titolo oneroso (es. rogito, permuta);
  • donazione: trasferimenti a titolo gratuito;
  • affitto di edifici o singole unità immobiliari;
  • annunci di vendita o affitto di unità immobiliari (per determinare l’indice di prestazione energetica);
  • edifici di nuova costruzione al termine dei lavori;
  • ristrutturazione importante quando i lavori insistono su oltre il 25% della superficie dell’involucro (pareti e tetti) dell’intero edificio;
  • edifici pubblici e aperti al pubblico;
  • per tutti i contratti nuovi o rinnovati per gestione degli impianti termici o di climatizzazione di edifici pubblici.

L’attestato ha una validità temporale di dieci anni a partire dal suo rilascio. Deve essere aggiornato ad ogni intervento di ristrutturazione che modifica la prestazione energetica dell’edificio o dell’impianto.

I soggetti che sostengono delle spese per opere di riqualificazione energetica hanno diritto a recuperare parte del costo sostenuto, grazie a una detrazione dall’Irpef, cioè dalle imposte derivanti dalla dichiarazione dei redditi.

Alcuni degli interventi per fruire della detrazione sono i seguenti:

  • interventi per migliorare l’isolamento termico (serramenti, finestre, pavimenti e coperture);
  • installazione di pannelli solari;
  • sostituzione di impianti di climatizzazione invernale (caldaie) e di scaldacqua;
  • opere che incidano sulla prestazione energetica dell’edificio (ad esempio, la coibentazione dei muri o del tetto);
  • posa in opera di schermature solari;
  • acquisto dispositivi multimediali per il controllo da remoto degli impianti.

Solarlife è in grado di supportarti  in ogni fase della creazione degli impianti: sopralluogo e studio di fattibilità, progettazione, scelta componenti e pratiche burocratiche, installazione dell’impianto, manutenzione e assicurazione per l’impianto.

Sì. La riforma del condominio (legge n. 220/2012) ha introdotto nel codice civile una norma, l’art. 1122-bis dedicato a questa particolare tipologia d’uso delle parti comuni.
Il secondo comma dell’art. 1122-bis c.c. recita: “È consentita l’installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili destinati al servizio di singole unità del condominio sul lastrico solare, su ogni altra idonea superficie comune e sulle parti di proprietà individuale dell’interessato”.

Le cessioni di beni e le prestazioni di servizi per la realizzazione degli interventi di riqualificazione energetica degli edifici sono assoggettate all’imposta sul valore aggiunto in base alle aliquote previste per gli interventi di recupero del patrimonio immobiliare.
In particolare:

  • per le prestazioni di servizi relativi a interventi di manutenzione – ordinaria e straordinaria – realizzati su immobili residenziali, è previsto un regime agevolato con applicazione dell’Iva ridotta al 10%;
  • per le cessioni di beni l’aliquota ridotta si applica solo quando la relativa fornitura è posta in essere nell’ambito del contratto di appalto.

Tuttavia, se l’appaltatore fornisce “beni di valore significativo”, l’aliquota ridotta si applica a tali beni solo fino a concorrenza del valore della prestazione (considerato al netto del valore dei beni stessi).

Sì. La documentazione richiesta può essere redatta da un qualsiasi tecnico abilitato alla progettazione di edifici e/o impianti nell’ambito delle competenze attribuite dalla legislazione vigente e iscritto allo specifico Ordine o Collegio professionale. Tuttavia, nelle regioni in cui vige una legislazione regionale più restrittiva, i tecnici sono soggetti a detta legislazione. Le parcelle dei professionisti sono comunque anch’esse detraibili.

Gli impianti fotovoltaici si considerano beni immobili quando vanno dichiarati in catasto, indipendentemente dalla categoria attribuita alle unità immobiliari di cui fanno parte. Costituiscono unità immobiliari urbane i cosiddetti parchi fotovoltaici, in quanto dotati di autonomia funzionale, da accertare in apposite categoria catastali (D/1 oppure D/10).
Non hanno autonoma rilevanza catastale (non sono quindi unità immobiliari autonome) e costituiscono semplici pertinenze delle unità immobiliari. Gli impianti fotovoltaici comportano quindi una variazione della rendita catastale, se presente almeno uno dei seguenti requisiti:
– Quando la potenza nominale dell’impianto è maggiore di 3 kWp e se comporta un aumento superiore al 15% del valore catastale dell’immobile;
– Quando la potenza nominale dell’impianto è maggiore di 3 volte il numero delle unità immobiliari le cui parti comuni sono servite dall’impianto, indipendentemente che sia installato istallato al suolo o in copertura

Solare Termico

Questo pannello usa l’energia del sole per produrre acqua calda, impiegata sia per integrare la produzione di acqua calda sanitaria che per riscaldare la tua casa. È importante, tuttavia, non confondere con il fotovoltaico, che cattura l’energia solare per trasformarla in energia elettrica.

Il costo di un impianto con pompa di calore varia in funzione della potenza richiesta, delle dimensioni della casa e del livello di isolamento.

No. In base alle esigenze si può creare un impianto finalizzato solo al riscaldamento, solo a scaldare l’acqua calda sanitaria, o entrambe.

No. L’impianto funziona tutto l’anno e ti permette di spegnere la caldaia anche per 6 o addirittura 8 mesi su 12 (nel periodo tra marzo e ottobre). Come? Sfruttando l’acqua calda scaldata gratuitamente dal sole. Negli altri mesi invernali, con il solare termico puoi integrare la caldaia per il riscaldamento e la produzione di acqua calda sanitaria.

Il funzionamento dei pannelli dipende dalla quantità di energia emanata dal sole, quindi si deve tenere conto di:

  1. zona in cui abiti (Nord, Centro, Sud, vicino al mare, montagna);
  2. condizioni climatiche del tuo paese;
  3. orientamento e inclinazione del tetto (ottimale tra i 30° e i 45°);
  4. tipologia di pannello (piano o a tubi sottovuoto).

I moduli solari termici possono essere collocati su qualsiasi pertinenza di un immobile (tetto, facciata, terrazzo eccetera) o sul terreno. La decisione deve essere presa in base ai seguenti requisiti:

  • disponibilità di spazio necessario per installare i moduli;
  • corretta esposizione e inclinazione della superficie dei moduli.

Le condizioni ottimali in l’Italia sono:

  • esposizione SUD (accettabile anche SUD-EST, SUD-OVEST, con ridotta perdita di produzione);
  • inclinazione dei moduli compresa fra 25°(latitudini più meridionali) e 35°(latitudini più settentrionali);
  • assenza di ostacoli in grado di creare ombreggiamenti.

Il solare termico è molto più resistente di un fotovoltaico e, se correttamente installato, può durare anche più di 25 anni. Per questo non richiede grossi interventi di manutenzione, se non un controllo con pulizia una volta all’anno, che viene solitamente fatto coincidere con quello della caldaia.

Per installare un impianto basta inviare una comunicazione al proprio comune (anche via web).

Nel caso di edifici esistenti bisogna presentare la DIA (Dichiarazione Inizio Attività), con la quale puoi iniziare a meno di non aver ricevuto divieti nei successivi 30 giorni.

Nel caso di edifici soggetti a vincolo storico, artistico o paesaggistico, bisogna presentare una DIA al proprio comune e una comunicazione alla Soprintendenza ai Beni Culturali Architettonici o all’ente competente per quel vincolo. Dopo puoi iniziare i lavori se entro i 60 giorni successivi non ti è stata data comunicazione contraria.

Il tempo impiegato dipende dall’accessibilità del tetto, dal tipo di tegola e dalla presenza di una predisposizione o meno.

La vita di un impianto solare medio ha una durata di circa 25 anni.

Certo. Queste le detrazioni:

  • le detrazioni del 50% per la ristrutturazione;
  • del 65% per la riqualificazione energetica;
  • del Conto termico.

La scelta va fatta in base alle tue esigenze, all’importo totale dell’installazione e posa.

Sì, previa autorizzazione dell’assemblea condominiale.

I vantaggi possono riassumersi in:

  • assenza di qualsiasi tipo di emissione inquinante;
  • risparmio di combustibili fossili;
  • affidabilità degli impianti poiché non esistono parti in movimento;
  • costi di esercizio e manutenzione ridotti al minimo;
  • modularità del sistema (per aumentare la potenza termica dell’impianto è sufficiente accrescere il numero dei moduli).

Accumulo Energia

È un sistema che integra delle batterie (sistemi di tipo elettrochimico) in grado di immagazzinare energia elettrica e renderla disponibile in un secondo momento.

Il sistema di accumulo funziona in maniera integrata con l’impianto fotovoltaico: ogni volta che c’è un eccesso di produzione da fotovoltaico, invece che cedere tale energia in rete, questa viene utilizzata per caricare le batterie. Se, invece, c’è un eccesso di richiesta elettrica dall’abitazione rispetto alla produzione fotovoltaica, subentra il sistema di accumulo per coprire tale eccesso (ovviamente se la richiesta risulta troppo alta anche per il sistema di accumulo, subentra a sua volta la rete per coprire l’ultima fetta di consumi).

Il sistema di accumulo è quindi in grado di effettuare i cosiddetti “Peak Shaving” (“Limatura del picco”) e “Load Leveling” (“Livellamento del carico”), creando un beneficio sia lato utente che rete elettrica. Tutto questo avviene in maniera automatica, in base a come viene settato il dispositivo di gestione delle batterie, ed è “invisibile” all’utente.

Se abbinato a un impianto fotovoltaico, un sistema di accumulo permette di utilizzare l’energia elettrica prodotta dai moduli fotovoltaici in un secondo momento, anche quando il sole non c’è. Di fatto, se c’è eccesso di produzione elettrica, invece di essere immesso in rete viene immagazzinato nei sistemi di accumulo, caricando le batterie presenti. Tale energia può essere utilizzata in un secondo momento, scaricando le batterie. Ciò permette di usare maggiormente l’energia autoprodotta dal fotovoltaico invece che doverla prelevare dalla rete elettrica, aumentando l’autoconsumo.

Letteralmente significano “Limatura del picco” e “Livellamento del carico”. In entrambi i casi il procedimento è quello di immagazzinare energia quando la domanda è bassa e rilasciarla quando invece la domanda elettrica è alta.

La differenza sta nel fine che hanno i due processi: nel Peak Shaving l’obiettivo è solo rimuovere i picchi, mentre per il Load Leveling l’intento è quello di livellare e appiattire la curva di carico.

I consumi di un’abitazione seguono di fatto un andamento che presenta “picchi e valli” di consumo in base all’utilizzo degli elettrodomestici durante il giorno. Questo rende l’andamento della domanda estremamente complesso e i gestori di rete devono prevedere tale andamento di modo da coprire tutta la domanda richiesta in ogni momento. Per questo motivo, l’appiattimento delle curve di consumo consente una miglior previsione e, quindi, gestione della rete elettrica. Il sistema di accumulo, per la logica con cui viene gestito, consente (in funzione del quantitativo di energia a disposizione) di effettuare Peak Shaving o Load Leveling e creare quindi un beneficio sia lato utente sia lato rete.

In caso di accumulo domestico di energia elettrica le tipologie principali di batteria utilizzate sono tre:

  • a base piombo;
  • a base litio;
  • a base sodio-nichel.

Riguardo ai sistemi di accumulo associati a un impianto fotovoltaico esistono due tipologie. Queste si differenziano in base alla posizione delle batterie rispetto all’inverter fotovoltaico. Ci possono essere sistemi di accumulo lato produzione e sistemi di accumulo post-produzione. È bene precisare che una batteria funziona in corrente continua, mentre le apparecchiature di casa funzionano in corrente alternata.

I sistemi di accumulo lato produzione sono quelli posizionati sul lato in corrente continua dell’inverter fotovoltaico, ossia prima della trasformazione in alternata. Per questo motivo presentano meno perdite dovute alla trasformazione dell’energia elettrica.

I sistemi di accumulo post-produzione, invece, si posizionano sul lato in alternata, quindi dopo la trasformazione dell’inverter fotovoltaico. È quindi necessario un secondo inverter che renda possibile la gestione della carica e della scarica delle batterie (che ricordiamo funzionano solo in corrente continua). In sostanza, questi sistemi hanno un inverter dedicato alle sole batterie. Se abbinati a un impianto fotovoltaico, presentano perdite lievemente superiori per la doppia trasformazione, ma si adattano meglio a impianti preesistenti. Infatti, non vanno a modificare l’impianto stesso (cosa necessaria in caso di sistema lato produzione).

Il ciclo ideale di funzionamento è giornaliero: di giorno la batteria si carica completamente con l’eccedenza di produzione. Di notte si scarica completamente per alimentare l’utenza. Così si ottiene il massimo beneficio.  Non sempre si potrà avere questo funzionamento ideale poiché legate alla fonte solare che è imprevedibile nei vari momenti dell’anno. In ogni caso, difficilmente le batterie potranno restare cariche a lungo poiché generalmente la logica di funzionamento dà sempre priorità all’auto-consumo e, quindi, alla scarica delle batterie per alimentare l’utenza.

La capacità effettiva delle batterie al litio è sempre superiore alla capacità utilizzabile. Esiste una quota residua (generalmente il 10%) che non viene mai utilizzata e serve per preservarne il corretto funzionamento. Nel caso di un mancato funzionamento prolungato (generalmente 15 giorni senza ricevere nemmeno una micro-carica), i sistemi più avanzati prevedono una carica automatica dalla rete in modo da evitare di utilizzare la capacità residua.

Climatizzazione

Il climatizzatore consente di controllare la temperature, l’umidità e la distribuzione dell’aria rendendola più pulita a casa, in ufficio o in negozio. Il climatizzatore permette di stare meglio dentro casa e in azienda, senza subire le variazioni climatiche. La temperatura ideale è scelta in modo autonomo.

Il climatizzatore funziona con tecnologie diverse:

  • gas refrigerante: immesso in un circuito, viene poi distribuito con delle ventole. I gas moderni sono tutti a norma e rispettosi dell’ambiente;
  • acqua refrigerata: un refrigeratore raffredda l’acqua che è immessa all’interno del circuito di ventilazione. Questo climatizzatore (idronico) può essere impiegato nei mesi invernali per il riscaldamento. Tramite delle unità (ventilconvettori) l’aria raggiungerà tutti gli ambienti.

In commercio esistono diversi tipi di condizionatori d’aria che si differenziano tra di loro per l’installazione o il funzionamento: climatizzatori fissi e portatili.

Nel dettaglio: i climatizzatori fissi consentono di variare la temperatura per una stanza e/o per più ambienti. Possono essere di 2 tipologie:

  1. monoblocco: sono composti da una sola unità all’interno dell’abitazione. Si può installarlo nei pressi di un muro o una parete;
  2. split: sono costituiti da una o più elementi interni. Si possono installarli a soffitto, a parete o a pavimento, legati a uno o più unità esterne. Gli split possono essere monosplit, dualsplit, multisplit.

I climatizzatori portatili permettono di variare la temperatura di una sola stanza o ambiente. Questi condizionatori d’aria portatili sono comodi e semplici da spostare. Esiste quello a monoblocco: attraverso un tubo flessibile sono collegati all’esterno per favorire il fenomeno di condensa.

Il climatizzatore ci aiuta a migliorare il nostro comfort, soprattutto in estate, con il mix insopportabile di umidità e caldo.

Se l’assenza comprende le ore centrali della giornata, si avrà un consumo inferiore e un confort maggiore al ritorno, se l’impianto rimane acceso. Se l’assenza supera i due giorni conviene spegnerlo.

Per quanto riguarda i climatizzatori per casa, la tendenza delle case produttrici è quella di orientarsi verso la totale produzione di pompe di calore. Queste, infatti, hanno la caratteristica di poter sopperire al riscaldamento nei periodi primaverili o autunnali qualora un calo repentino delle temperature e il riscaldamento fosse spento.

È bene far predisporre:

  • le tubazioni che collegano l’unità interna a quella esterna;
  • dei tubi corrugati per il passaggio dei fili di alimentazione;
  • dei tubi corrugati per le linee di comunicazione tra le unità interne e quelle esterne;
  • lo scarico della condense per tutte le macchine sia interne che esterne.

L’unità esterna deve disperdere il calore accumulato all’interno. Pertanto, laddove è possibile, va installata al riparo del sole. Le posizioni ideali sono sotto gronda nel lato nord o est dell’abitazione. È comunque progettata e costruita per operare in qualsiasi posizione cardinale e latitudine.

Lo scarico della condensa serve a far defluire l’acqua derivata dall’umidità presente nell’ambiente interno. Infatti il primo sollievo che riceviamo dal climatizzatore è la drastica riduzione dell’umidità che, oltre a essere sgradevole, sarebbe dannosa se raffreddata.

Per star bene in estate è sufficiente che la temperatura sia all’incirca 27 °C, con un’umidità relativa compresa tra 40 e 60%.

Trend Topic Faq

Un impianto fotovoltaico è un impianto per la produzione di energia elettrica: l’energia solare che incide sulla superficie terrestre viene trasformata direttamente in energia elettrica. Come? Sfruttando le proprietà del silicio, un elemento semiconduttore molto usato in tutti i dispositivi elettronici.

I principali vantaggi degli impianti fotovoltaici sono:

  • detrazioni fiscali per l’acquisto;
  • risparmio in bolletta. L’energia non viene prelevata dalla Rete, ma è utilizzata quella prodotta dall’impianto fotovoltaico;
  • scambio sul posto: è il meccanismo che permette di valorizzare economicamente l’energia prodotta dall’impianto fotovoltaico e non immediatamente consumata;
  • assenza di qualsiasi tipo d’emissione inquinante. Il sole è una fonte inesauribile e pulita di energia;
  • durata pari a 25 anni;
  • brevi tempi di recupero del capitale investito (da 7 a 10 anni a seconda della zona geografica in cui viene installato l’impianto).

Solarlife è in grado di supportarti  in ogni fase della creazione degli impianti: sopralluogo e studio di fattibilità, progettazione, scelta componenti e pratiche burocratiche, installazione dell’impianto, manutenzione e assicurazione per l’impianto.

Sì. La riforma del condominio (legge n. 220/2012) ha introdotto nel codice civile una norma, l’art. 1122-bis dedicato a questa particolare tipologia d’uso delle parti comuni.
Il secondo comma dell’art. 1122-bis c.c. recita: “È consentita l’installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili destinati al servizio di singole unità del condominio sul lastrico solare, su ogni altra idonea superficie comune e sulle parti di proprietà individuale dell’interessato”.

Le cessioni di beni e le prestazioni di servizi per la realizzazione degli interventi di riqualificazione energetica degli edifici sono assoggettate all’imposta sul valore aggiunto in base alle aliquote previste per gli interventi di recupero del patrimonio immobiliare.
In particolare:

  • per le prestazioni di servizi relativi a interventi di manutenzione – ordinaria e straordinaria – realizzati su immobili residenziali, è previsto un regime agevolato con applicazione dell’Iva ridotta al 10%;
  • per le cessioni di beni l’aliquota ridotta si applica solo quando la relativa fornitura è posta in essere nell’ambito del contratto di appalto.

Tuttavia, se l’appaltatore fornisce “beni di valore significativo”, l’aliquota ridotta si applica a tali beni solo fino a concorrenza del valore della prestazione (considerato al netto del valore dei beni stessi).

Il mercato offre varie tipologie di pompe di calore. Per sfruttarne tutte le potenzialità e per raggiungere il massimo risparmio energetico ed economico, è necessario scegliere il modello più idoneo alle proprie esigenze tenendo conto dei seguenti fattori:

  • caratteristiche climatiche del luogo dove deve essere installata la Pdc;
  • tipo di involucro e livello di isolamento;
  • dimensioni dell’abitazione;
  • tipo di sorgente che verrà sfruttata dalla pompa di calore (aria esterna, acqua di falda, terreno).

Il sistema di accumulo funziona in maniera integrata con l’impianto fotovoltaico: ogni volta che c’è un eccesso di produzione da fotovoltaico, invece che cedere tale energia in rete, questa viene utilizzata per caricare le batterie. Se, invece, c’è un eccesso di richiesta elettrica dall’abitazione rispetto alla produzione fotovoltaica, subentra il sistema di accumulo per coprire tale eccesso (ovviamente se la richiesta risulta troppo alta anche per il sistema di accumulo, subentra a sua volta la rete per coprire l’ultima fetta di consumi).

Il sistema di accumulo è quindi in grado di effettuare i cosiddetti “Peak Shaving” (“Limatura del picco”) e “Load Leveling” (“Livellamento del carico”), creando un beneficio sia lato utente che rete elettrica. Tutto questo avviene in maniera automatica, in base a come viene settato il dispositivo di gestione delle batterie, ed è “invisibile” all’utente.

Il ciclo ideale di funzionamento è giornaliero: di giorno la batteria si carica completamente con l’eccedenza di produzione. Di notte si scarica completamente per alimentare l’utenza. Così si ottiene il massimo beneficio.  Non sempre si potrà avere questo funzionamento ideale poiché legate alla fonte solare che è imprevedibile nei vari momenti dell’anno. In ogni caso, difficilmente le batterie potranno restare cariche a lungo poiché generalmente la logica di funzionamento dà sempre priorità all’auto-consumo e, quindi, alla scarica delle batterie per alimentare l’utenza.

La cogenerazione con potenza inferiore a 50 kW è detta micro-cogenerazione. Di solito, viene effettuata tramite motori alternativi (a combustione interna, microturbine a gas o motori a ciclo Stirling).
La micro-cogenerazione è diretta principalmente alla produzione di calore e, poi, alla produzione di energia elettrica.

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